《Siete felice?》 domandò.
《Che cosa? Sono che?》gridò lui di rimando.
Ma la ragazza se n'era già andata, si allontanava correndo nel chiaro di luna. S'udì la porta della sua casa chiudersi dolcemente.
"Mi ha domandato se sono felice! Che razza di assurdità!"
L'uomo smise di ridere.
[...]
"Certo che sono felice. Che cosa crede? Che non lo sia?" domandò alle pareti silenziose intorno.
[...]
Montag sentì che il suo sorriso si dissolveva, si scioglieva e si ripiegava su se stesso come una vernice di sego, come la sostanza di una fantastica candela che avesse bruciato troppo a lungo e ora, spiaccicandosi, si fosse spenta con un soffio. Tenebre. No, non era felice. Non era felice. Si ripetè le parole mentalmente. Riconobbe che questa era la sua situazione. Egli portava la sua felicità come una maschera e quella ragazza se n'era andata per il prato con la maschera e non c'era modo di andare a battere alla sua porta per rivederla. [Fahrenheit 451, Ray Bradbury]